LA RICERCA

Articolo tratto da ECOSCIENZA 4 – 2014 del dott. Claudio Porrini:

Mediterranean CooBEEration è un progetto attivato nel febbraio 2014 e che in un triennio di attività coinvolgerà numerosi Paesi come il Libano, il Marocco, la Tunisia, l’Algeria, i Territori palestinesi, l’Italia e altre nazioni affacciate sul Mediterraneo, per sostenere l’apicoltura e il suo ruolo strategico per la salvaguardia della biodiversità, il miglioramento della sicurezza alimentare e lo sviluppo socio-economico. I partner del progetto, cofinanziato dalla Commissione europea, sono Felcos Umbria (Fondo di enti locali per la cooperazione decentrata e lo sviluppo umano sostenibile), Apimed (Federazione apicoltori del Mediterraneo), Undp (Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo), Dipsa (Dipartimento di scienze agrarie) dell’Università di Bologna e Inat (Istituto nazionale agronomico della Tunisia). Oltre agli scopi specifici, il progetto si pone una finalità trasversale a tutte le azioni previste, che è quella di contribuire alla costruzione dell’identità, dell’integrazione e della coesione dell’area del Mediterraneo e, contemporaneamente, mostrare come vari attori di diversa natura (organismi internazionali, autorità locali, produttori, mondo accademico e istituzioni governative) possano lavorare insieme articolando e armonizzando ruoli e azioni nel quadro di un obiettivo comune di sviluppo sostenibile.
Il primo obiettivo comprende una serie di attività dirette agli apicoltori al fine di rafforzare le loro associazioni locali e nazionali, le loro competenze tecniche e la loro capacità di rapportarsi con le istituzioni e i governi per incidere sulle politiche locali, nazionali e internazionali in ambito agricolo, ambientale e commerciale. Il secondo si prefigge la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione internazionale finalizzata a creare un’alleanza globale per proteggere le api e l’apicoltura favorendo politiche enormative adeguate a tutelare questo settore strategico. Il terzo obiettivo prevede, oltre alla creazione di un Osservatorio sull’apicoltura mediterranea con la funzione di monitorare il settore e promuovere iniziative, lo sviluppo di un’attività di ricerca finalizzata a studiare il fondamentale ruolo delle api in aree soggette al degrado ambientale, all’impoverimento della biodiversità e alla desertificazione.

Il ruolo fondamentale delle api per le piante selvatiche

La sperimentazione su api e biodiversità è stata inserita in questo progetto di cooperazione internazionale, in quanto in letteratura sono disponibili pochissimi dati sull’importanza delle api mellifiche come impollinatori delle piante spontanee, quelle cioè deputate alla conservazione e all’incremento della biodiversità nel nostro pianeta. La stragrande maggioranza delle pubblicazioni in questo settore, sono infatti indirizzate a stabilire l’efficacia e il valore economico dell’impollinazione delle specie botaniche coltivate (circa 150 piante rispetto alle oltre 350.000 specie botaniche conosciute presenti sulla terra) necessarie al sostentamento dell’uomo. In realtà la conservazione o il ripristino della biodiversità è condizione essenziale per il mantenimento della fertilità del suolo e la salubrità ambientale, e quindi per la produzione di cibo in quantità, ma soprattutto in qualità, sufficiente per la popolazione del pianeta.
La distruzione e la frammentazione degli habitat naturali è la causa principale della riduzione di biodiversità del paesaggio. L’impoverimento della flora spontanea, l’estendersi delle monocolture, la generalizzazione dei trattamenti antiparassitari, la falciatura sistematica delle colture erbacee prima della fioritura, l’eliminazione delle siepi e dei boschi, il dissodamento e il livellamento delle scarpate, la cementificazione selvaggia e l’urbanizzazione, hanno sottratto alle api fonti indispensabili e tradizionali di approvvigionamento. In tale contesto si assiste a livello mondiale, soprattutto nei paesi sviluppati, a una contrazione del patrimonio apistico.
Ricordando che l’ape contribuisce alla tutela, conservazione e restaurazione del territorio, nella misura della sua opera di impollinazione per la maggioranza (75-80%) delle piante superiori a fiore coltivate e selvatiche, ecco l’inevitabile risvolto della medaglia. L’ambiente irrimediabilmente si degrada perdendo la sua più grande ricchezza: la biodiversità. Non si fa quindi riferimento soltanto all’impollinazione delle colture agricole, con tutte le implicazioni produttive ed economiche conosciute, in quanto il ruolo delle api trascende ampiamente il quadro agricolo: la fecondazione delle piante selvatiche riveste un’importanza assai superiore a quella della fecondazione delle piante coltivate, seppure l’azione sia molto più discreta e quasi impossibile da quantificare in cifre.

 

Area incendiata

 

 

Le api possono contribuire al ripristino vegetazionale delle aree incendiate.

Il rimboschimento è essenziale, specie nelle regioni con un ambiente molto deteriorato, per scongiurare o limitare calamità naturali come alluvioni e frane. Se i boschi vengono tagliati, oppure muoiono o si incendiano e, in sovrappiù, si mettono le piante rimaste in condizioni di non potersi riprodurre per carenza
di impollinazione, se si ostacola di fatto o si trascura di favorire, per incuria e ignoranza della realtà biologica, l’andata a seme di molte specie arboree, arbustive ed erbacee che bonificano, arricchiscono e tengono fermo il terreno che regolano il regime delle acque, che procurano derrate alimentari e industriali, che forniscono essenze medicinali e sono utili in mille altri modi, la terra diventerà sempre più povera, improduttiva, brulla e instabile, malgrado i grandi progressi dell’agricoltura.
Diversi paesi affacciati sul Mediterraneo sono più o meno intensamente colpiti da fenomeni di questo tipo, con conseguenze negative su ambiente e stabilità socio- economica delle popolazioni residenti.
La sperimentazione inserita nel progetto CooBEEration dovrà valutare il contributo delle api mellifiche per l’impollinazione delle piante selvatiche e, in particolare, definire il loro ruolo nelle fasi di ripristino delle aree degradate dal punto di vista della biodiversità, come quelle soggette a desertificazione per fenomeni di erosione/siccità, da eventi franosi o da incendi. Ma perché concentrarsi sulle api mellifiche? Innanzitutto perché, come accennato in precedenza, esistono pochi dati a riguardo. Inoltre, le api domestiche, fra le tante caratteristiche positive, ne possiedono due estremamente utili per il successo riproduttivo delle piante, in particolare nelle aree estreme come quelle degradate. La prima è la fedeltà di bottinamento, cioè la costanza dell’ape a visitare i fiori della medesima specie botanica per tutta la durata dell’attività giornaliera L’importanza di questo comportamento è facilmente comprensibile: lo scambio di polline tra fiori di piante diverse, ma della stessa specie, consente il successo dell’impollinazione incrociata. La seconda particolarità riguarda lo strabiliante numero di visite che le api bottinatrici di un singolo alveare effettuano sui fiori ogni giorno: esso ammonta a circa 10 milioni! Con queste peculiarità è facile comprendere quanto possa essere prorompente l’attività delle api mellifiche sull’impollinazione delle piante spontanee.
Difesa e miglioramento dell’ambiente sono impensabili se non si protegge la vegetazione, ma la salvaguardia della flora è impensabile senza l’ausilio degli insetti impollinatori, anello di importanza primaria della catena ecologica globale.

Dott. Claudio Porrini
Dipsa (Dipartimento di Scienze Agrarie), Università di Bologna