Valore ape

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Il valore delle api è immenso. Non solo perché fornitrici instancabili di miele, cera, propoli e pappa reale che rappresentano ancora oggi un’importante fonte di reddito nei territori di tutto il mondo, ma anche, e soprattutto, perché responsabili della riproduzione della maggior parte delle specie vegetali grazie all’impollinazione. Le api contribuiscono a garantire l’alimentazione dell’intero pianeta: nella ricerca del nettare trasportano il polline fecondo di fiore in fiore, innescando cicli vitali di oltre 200mila specie vegetali, di cui 300 di interesse alimentare umano e animale.

Nella nostra epoca di economia globalizzata, insidiata da agricoltura intensiva, massiccio uso di fitofarmaci, sperimentazione genetica, desertificazione e cambiamenti climatici che mettono a rischio la vita di tutte le specie viventi e che già hanno causato una preoccupante moria di api, questo piccolo insetto ronzante assume un’ulteriore valenza di essenziale importanza: quella di sentinella dell’ambiente e di garante della biodiversità. Con il servizio di impollinazione, le api assicurano il mantenimento della varietà delle specie botaniche e, indirettamente, di quelle animali che se ne nutrono e con loro la sensibilità rappresentano uno straordinario indicatore dello stato di salute ambientale. Sono un patrimonio di cui l’umanità intera usufruisce da millenni.

Il lavoro della api è completamente gratuito: esse rappresentano le vere “braccia dell’agricoltura”. L’impollinazione riguarda l’80% delle piante in fioritura. E non solo quelle di piccola taglia. Il 60% degli alberi ha bisogno di questo servizio per produrre foglie e frutti. Con la loro incessante attività esse consentono la produzione di verdura e frutta, il mantenimento dei pascoli e la vita dei boschi e quindi l’alimentazione degli uomini e degli animali. La Fao ha calcolato che 71 fra le 100 colture che forniscono il 90 % dei prodotti alimentari a livello mondiale dipende dal lavoro delle api, che monetizzato vale oltre 207 miliardi l’anno, importo che non tiene conto della produzione di colture consumate dagli animali da pascolo, della coltivazione di piante per biocarburanti, della produzione sementiera e di fiori ornamentali, dell’impollinazione delle piante spontanee.

Le colture fecondate dagli animali contengono la maggior parte dei lipidi, delle vitamine e dei minerali disponibili. Il 90% della vitamina C è fornita  proprio da coltivazioni che sono impollinate da animali, in primo luogo le api. Non solo, ma molti fra i nutrienti in grado di prevenire il cancro e le malattie cardiache sono presenti prevalentemente nelle colture che si riproducono con l’impollinazione.

L’agricoltura intensiva per sua natura tende ad incrementare l’utilizzo di pesticidi, ad aumentare la frammentazione e il degrado degli habitat, a ridurre la diversità genetica, e a rafforzare la proliferazione dei parassiti e degli agenti patogeni. Questi fattori contribuiscono a far aumentare la mortalità delle api, portandola in media al 31-36%, quando in condizioni normali starebbe intorno al 10-20%.Il valore globale dei prodotti commestibili di derivazione agricola ha subito, in virtù della moria di api, una contrazione del 9,5%. Le colture più a rischio sono ortofrutta e semi oleaginosi, con una perdita produttiva rispettivamente di 50 miliardi e 39 miliardi l’anno.Garanti della nutrizione umana. Prezioso bioindicatore dello stato di salute ambientale. Fattore produttivo per uno sviluppo economico sostenibile.

Tutto questo racchiuso in quei meravigliosi insetti che sono le api.

Proteggerle e promuovere l’apicoltura come bene comune è un atto di amore verso i nostri figli e le generazioni future.